In memoria di Michele Carboni

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Michele era contagioso, quella che lui stesso ha definito "bulimia per la vita" era il suo tratto distintivo. In particolare nell'ambito della ricerca univa grande curiosità e creatività alla autodisciplina ed al rigore. Si prendeva molto in giro ("sono Seuese, sul lavoro non si scherza") ma lo capivi che voleva fare e fare bene. Brillante e polemico, divertente e mai indulgente con se stesso. Abbiamo viaggiato assieme per lavoro e si capiva che quella dimensione di ricerca e scoperta era il sale della sua visione del lavoro accademico ed un pezzo importante della sua vita. Manca, come mancano le persone speciali, trascinanti, piene di vitalità. Una vera fortuna condividere con lui un pezzo di strada.

Michele è la mia coscienza critica, quello che da dieci anni mi ha sempre aiutato a ricordare di essere il mediano che sono, anche quando qualcuno mi faceva credere di poter acchiappare la luna. Lo è oggi come ieri perché in ogni momento di esaltazione o di depressione mi ritrovo a pensare a cosa lui o mio fratello mi avrebbero suggerito, o a come mi avrebbero insultato. Manca a me e manca alla ricerca in quello spazio originale e creativo che si era creato, non lasciandosi confinare in un raggruppamento disciplinare e per questo pagando il prezzo a logiche accademiche che non prevedono quest’opportunità. Ma era Michele e tutto quello che posso fare è farmi accompagnare dal rimpianto per quel che non ho potuto dargli.

Farsi una ragione della assenza di Michele è una cosa impossibile. Mi manchi, Michele, mi manca vederti comparire all’improvviso in studio per dirmi: “caffè e due chiacchiere”? E via, a raccontarmi le tue riflessioni su questo o quell’argomento, ad anticiparmi i tuoi progetti. Eri così curioso, serio e onesto. Ti piaceva camminare sul terreno di ricerca e conoscere le cose dal di dentro. Avevi tanto da dare, sia come studioso che come persona. Non ti dimenticherò mai.